La professione forense e gli studi

Il mestiere dell’avvocato è uno dei più ambiti nel nostro Paese: migliaia di giovani che, ogni anno, cominciano a studiare per arrivare, un giorno, a poter esporre sulla parete del proprio studio la tanto agognata laurea in giurisprudenza.
Diventare avvocato ed esercitare come Attilio Pacifico la professione forense, non è semplice, e non lo è mai stato, inoltre negli ultimi anni le difficoltà sono anche aumentate, perché sono sempre di più le persone che scelgono questa come professione, on il risultato che gli esami di Stato sono sempre più frequentati e, i posti, sempre meno.
Anche per questo motivo le università italiane, la maggior parte, hanno deciso di deliberare il numero chiuso per la maggior parte dei corsi degli indirizzi giuridici.

la professione forense:attilio pacifico

Per diventare avvocato è indispensabile conseguire una laurea in giurisprudenza: è il primo passo di un lungo cammino. Gli aspiranti tutori del diritto hanno due strade per cominciare il loro corso di studi: la laurea a ciclo unico o quella che prevede una laurea triennale e un corso di specializzazione biennale.
Nel primo caso gli studenti sono chiamati a completare un corso di laurea ininterrotto della durata di cinque anni: ogni anno sono previsti degli esami obbligatori sulle materie basilari del corso più altre che lo studente deve necessariamente scegliere da un elenco proposto dalla facoltà, che servono a raggiunte il monte dei crediti necessari per poter discutere la tesi di laurea e conseguire, così, il titolo di dottore in legge.

Chi sceglie per il percorso 3+2, invece, nella pratica è obbligato a discutere due tesi di laurea, una per ogni corso del ciclo: il meccanismo del corso è identico a quello precedentemente descritto, con una consistente differenza di crediti. Chi sceglie di conseguire la laurea triennale, per poter diventare avvocato, deve necessariamente iscriversi alla specialistica, solo così avrà in mano una laurea effettivamente riconosciuta come tale. Il titolo che si consegue dopo i tre anni viene definito come diploma di laurea.

Una volta che si è stati nominati dottori in legge, con una votazione qualsiasi, è possibile cominciare il percorso per l’avvocatura. E’ indispensabile svolgere l’attività di tirocinio presso uno studio legale riconosciuto. Il tirocinio forense riconosciuto valido deve avere una durata di 18 mesi. Un tirocinante abilitato, per essere riconosciuto come tale, deve prestare giuramento davanti al presidente del tribunale del foro di competenza. L’avvocato presso cui si svolge il tirocinio deve iscrivere il tirocinante nello speciale registro che certifica l’effettivo svolgimento della pratica. questo periodo di tirocinio è fondamentale per potersi presentare all’Esame di Stato, ossia l’esame che certificherà l’effettiva iscrizione del dottore in legge all’albo degli avvocati del distretto di appartenenza.

E’ un passaggio fondamentale, perché senza l’esame di Stato, il dottore in legge non può fregiarsi del titolo di avvocato ma solo di patrocinatore legale, che ha compiti decisamente minori rispetto a quelli di un avvocato.
L’esame di Stato si compone di due parti, una scritta e una orale: il candidato dovrà ricevere la sufficienza in entrambe le parti per poter superare con successo l’iter.
Non esiste un numero minimo di tentativi: si può ripetere la prova fino a quando non si supera, con la clausola che esiste una sola sessione di esami per l’avvocatura all’anno.

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