Il meteo e gli anemometri, strumenti utili

Cos’è l’anemometro e qual’è la sua funzione nell’ambito delle previsioni del tempo?

Gli anemometri studiano la direzione e l’intensità dei venti. Il primo strumento di questo tipo risale al 1450, quando Leon Battista Alberti ne mise appunto uno costituito da una semplice tavoletta mobile, la cui inclinazione corrispondeva all’intensità del vento.

L’invenzione dell’Alberti venne ripresa e migliorata dal genio di Leonardo Da Vinci, che dotò lo strumento di una speciale lamina meccanica che misurava la velocità raggiunta dal vento fornendone una misurazione più attendibile.

La nascita dell’anemometro moderno, che viene attualmente impiegato per la rilevazione di uno dei parametri fondamentali del meteo, risale al 1926, anno durante il quale John Patterson ne brevettò la versione attuale a 3 coppette. Oggi vengono regolarmente impiegati anemometri di ogni tipo e forma, tascabili, muniti di ruota ad alette, a filo caldo e così via.

Gli anemometri trovano numerose applicazioni differenti e non si mostrano indispensabili soltanto nell’ambito delle previsioni del tempo, ma anche nello sport, nell’industria e nell’artigianato, settori nei quali spesso la forza e l’intensità del vento risulta un parametro fondamentale. L’anemometro esprime la velocità del vento in chilometri orari (km/h), in nodi, oppure attraverso la scala di Beaufort, creata dall’ammiraglio omonimo nel 1805 e poi impiegata soprattutto in ambito marinaro. Più spesso, tuttavia, l’unità di misura impiegata dal meteo è il nodo, che equivale ad 1,852 chilometri orari. anemometro-vento

Anemometri e anemoscopi

Le centraline meteo disseminate sul territorio e utili nella rilevazione dei dati climatici e nella formulazione di trend applicabili alle previsioni del tempo, sono dotate di anemoscopi, strumenti riconoscibili anche dai non addetti ai lavori.

Gli anemoscopi presentano semplici coppette o banderuole metalliche collegate ad un perno centrale. Le coppette in questione vengono spinte dalla forza del vento e la loro rotazione è direttamente proporzionale all’intensità della ventilazione. Ne vengono impiegati modelli differenti e noti a chiunque, quali i classici galletti sistemati sui tetti delle case e le maniche a vento tipiche degli aeroporti: entrambi i modelli si allineano alla direzione del vento e, nel caso delle maniche a vento, ne forniscono anche una stima della velocità, poiché queste tendono ad espandersi e a gonfiarsi di riflesso. Un’eventuale strumentazione elettronica collegata ne registra i dati e, dopo averli rielaborati, li mette a disposizione dell’utenza.

L’anemometro utilizzato nelle centraline meteo è quello a 3 coppette ideato dallo scienziato canadese John Patterson nel 1926. I successivi miglioramenti delle coppette applicate allo strumento, apportati dagli americani Brevoort e Joiner, portarono ad un modello lineare, in grado di offrire misurazioni molto più aderenti alla realtà, con un margine di errore inferiore al 3%. Brevoort e Joiner, inoltre, scoprirono che l’anemometro dotato di sole 3 coppette aveva una coppia più costante e rispondeva meglio alle raffiche rispetto all’anemometro a 4 coppette.

Gli anemometri a 3 coppette vengono attualmente impiegati come standard industriale per gli studi sulla valutazione del vento in quanto risorsa energetica. Esistono anemometri di ogni forma e dimensione e, per ragioni storiche, le dimensioni di questi strumenti vengono misurate in “crows”.

PG

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