Di cosa si occupa la chirurgia orale

Definire in breve quella che oggi è diventata la chirurgia orale, in tanti anni di evoluzione e di enormi progressi, non è certamente un’impresa semplice. Si tratta infatti di una specializzazione della chirurgia molto vasta, che spazia dalla più semplice estrazione dentale – nella cosiddetta odontostomatologia –, alla rimozione di cisti o tumori del cavo orale, venendo in aiuto alle tecniche di chirurgia oncologica, fino alla più complesse operazioni come innesti o ricostruzioni ossee dopo incidenti gravi, in concomitanza con la chirurgia plastica. Queste numerose applicazioni hanno portato a suddividere ulteriormente la chirurgia orale in altre branche.

Le sottodiscipline della chirurgia orale
Il chirurgo orale affianca generalmente l’odontoiatra generico nella definizione della terapia ritenuta più idonea, di solito chirurgica, a cui sottoporre un paziente. Proprio in tale contesto bisogna distinguere tra varie sottodiscipline: innanzitutto la chirurgia estrattiva, che si occupa di estrazioni dentarie, anche complesse, che implicano spesso l’inclusione ossea (cioè un dente che si è “nascosto” all’interno di una gengiva). Quando invece ci troviamo di fronte ad infezioni della radice di un dente, allora entra in azione la chirurgia endodontica, che si prenderà cura di estrarre le radici (apicectomia) mentre se si tratta di asportare tumori o cisti del cavo orale o della mascella (e qui si inserisce un’ulteriore distinzione tra lipomi o epulidi, formazioni carnose a forma di fragola che colpiscono alcune donne incinte) allora parliamo di chirurgia delle neoplasie benigne. Ancora, un bravo chirurgo orale deve saper preparare il campo al dentista odontoiatra in caso di impianti o protesi, ed eliminare o correggere eventuali patologie delle gengive: in questo caso lo specialista sarà il chirurgo pre-protesico, mentre se si deve preparare il paziente ad un intervento per l’ortodontista (in tutti i casi in cui c’è bisogno di allineare una dentatura), allora ci troveremo di fronte ad un chirurgo ortodontico.

Le altre competenze di un chirurgo orale
Bisogna ricordare, comunque, che gli interventi di chirurgia orale, quando sono molto complessi e riguardano una vasta parte del volto e delle sue ossa rientrano nel vasto novero della chirurgia maxillo facciale  (in questo caso è bene rivolgersi a professionisti come, per es. Evaristo Belli, uno dei più esperti in Italia). Quest’ultima si distingue da tutti gli interventi di chirurgia orale di routine eseguiti presso gli odontoiatri in anestesia locale. Ma non basta. Un bravo chirurgo orale deve essere anche in grado di diagnosticare prontamente le patologie non solo del cavo orale, ma anche dei seni mascellari: questo include anche diagnosi precoci di lesioni pre-cancerogene da evidenziare in tutti i modi possibili, compresa la biopsia. Esiste poi la branca attinente alla chirurgia mucogengivale: in questo caso si interviene sugli inestetismi provocati dalla piorrea (patologia dovuta all’arretramento delle gengive), cercando di far avanzare la gengiva.

Come si diventa specialisti in chirurgia orale
Diventare chirurghi orali richiede un durissimo e lungo percorso di formazione. Dopo la laurea in odontoiatria (il corso di studi dura in media sei anni) si sceglie la specializzazione in chirurgia odontostomatologica (altri tre anni). Alla fine della specializzazione si comincia a lavorare (ma lo si fa anche prima con i tirocini) e, se si vuole, si può approfondire con dei master universitari a pagamento.

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